Lundi 26 mars 2007

Tavolta, ci sono momenti nella vita di una persona che il destino si insegna a sconvolgere: provate a immaginare…! Immaginate che questo destino bussi alla vostra porta , con frasi molto convincenti, che resistono a ogni obeizione, e tenga questo discorso:
« Dopo oltre 30 anni di assenza, l’Africa, e in particolare modo il Senegal e la famiglia tutta reclamano la tua presenza. Ti propongo un viaggio di 10 giorni , in Senegal, con la Fondazione Sylla Caap. Fra altre cose avrai la possibilità di incontrare sul campo i comitati Caap di Dakar e di Saint Louis al fine di coordinare le nostre azioni ed elaborare progetti in via di attuazione. »
Questa proposta sembrava un « richiamo », capace di risvegliare in me tutto ciò che era sepolto nel moi subconscio dall’oblio mantenuto dalla forza del tempo che passa, inesorabolmente potente, che annichilisce ogni velleità, ogni nostalgia del paese; nostalgia motore del desiderio e della memoria.
Aldilà della copertura « mediatica » che hanno ricevuto gli incontri e i passi operativi alla formulazione delle missioni e dei progetti della Fondazione Sylla Caap, attraverso i Comitati di Dakar e Saint Louis, ogni aspetto di quel viaggio fu arricchente sia sul piano umano, ad ogni livello, che sul fronte della funzionalità dei Comitati citati.
Dalle due parti, si trattava in particolare di identificare nuovi compiti all’interno degli obiettivi preposti nei progetti in corso o in quelli in cantiere. Era anche la prima partecipazione a incontri dell’Associazione AFRICA EUROPA AFRICA, che ha sede a Valenza, insieme al partenariato offerto da RADIO MEGA, che è una radio libera comunitaria della stessa città.
Questo primo contatto, dunque, mi permetteva di scoprire, conoscere e comprendere il funzionamento autonomo e interno dei Comitati CAAP di Dakar e Saint Louis, i suoi dirigenti e le loro implicazioni concrete e profonde nel meccanismo. Ciò mi ha permesso di realizzare dei reportages in forma di giornali audio messi a disposizione dalla Fondazione Sylla Caap.
Dare la parola a chi agisce sul campo mi sembrava la cosa più giusta e più efficace, che, fotografandolo senza illusioni, riflette meglio e in modo concreto il loro impegno e le loro azioni, la cui finalità consiste nel contribuire realmente allo sviluppo del paese, con l’ambizione fondamentale di estenderla a tutta l’Africa sub-sahariana.
Quanto al moi sguardo odierno sul Senegal, è doppio. Da una parte è quello del giornalista, che offre un’osservazione globale socio-politica ed economia sui risultati della politica del « Sopi », promossa dalla maggioranza del Parlamento Wade, agli ordini del mondo affaristico del paese, il cui risultato resta debole, per non dire deludente per i Senegalesi. D’altra parte, è anche la scoperta della capitale Dakar, in cui la popolazione sta esplodendo. Ha l’aspetto di una megalopoli, invasa dal flusso migratorio dalle campagne alla periferia della capitale senegalese, a un punto tale che l’incubo degli ingorghi automobilistici sembra addirittura insolubile.
Forse, come si tende a dire e a credere, lo sviluppo economico di un paese si misura dalle costruzioni di immobili, di palazzi, di case singole, di patrimonio immobiliare dunque, segno di ricchezza e a un tempo indice di risparmio e di investimenti finanziari—come dice un vecchio adagio « quando il mattone tiene, tutto tiene ». Ma non sono sicuro che questo sia vero per i paesi in via sviluppo. In effetti, questa constatazione verificabile in tutti i paesi ricchi dell’occidente, non è all’appannaggio dei paesi in via di sviluppo che mancano tristemente di un’organizzazione giuridica affidabile che attiri investitori stranieri al fine di partecipare, con fiducia, all’accrescimento e alla consolidazione degli strumenti indispensabili a ogni ambizione di sviluppo economico di un paese. Il Senegal non sfugge a queste condizioni senza le quali sarebbe inefficace ogni volontà politica di sviluppo economico, subordinata com’è all’industriazzazione e alla pianificazione delle capacità di produzione artigianale, che si appoggiano al sottofondo sociale del paese. Insomma, non si tratta di fare un’economia politica, ma una politica economica, nel rispetto degli impegni politici e delle promesse del paese. Nulla permette oggi, di dire che ciò vavvenga in Senegal.
Il secondo sguardo dopo questo soggiorno di 10 giorni, si posa sull’inoperosità dei giovani che, ovviamente, vanno a gonfiare le cifre della disoccupazione endemica, come in certe capitali dell’Africa Occidentale. La democrazia non è una parola vuota in Senegal. Se l’integralismo islamico non ha presa sul paese di Senghor, in compenso si deve temere che una popolazione al 90% musulmana sia infettata da una forma insidiosa di pratica religiosa malsana, che frena il motore dello sviluppo economico a tutti i livelli.
Come lasciava intendere uno dei miei interlocutori: » ciò che vedo intorno a me mi fa pensare alla famosa frase di Marx, « la religione è l’oppio dei popoli ». E ciò si verifica anche nei programmi televisi della RTS (Radio Televisione Senegalese) di Stato.
Terminero con l’altro versante delle mie osservazioni:
*« Arrivata a compimento nel 2004 della politica economica, dell’armonizzazionione della TVA (Tassa sul valore Aggiunto:IVA) (quando la popolazione denuncia il costo elevato della vita, che non fa che aumentare, sopratutto nella periferia di dakar); il Senegal ha avuto accesso all’iniziativa dei paesi poveri molto indebitati (PPTE) ed ha ottenuto un contributo di 40 miliardi di franchi CFA. Certi paesi hanno annullato il loro credito verso il Senegal, la francia (197 deputati otterranno a credito delle auto 4x4 che costeranno al Tesoro 2 miliardi…
Il paese registra anche il tasso di AIDS più basso della religione... »
* estratto dall’articolo « un secondo mandato per Abdoulaye Wade? », pubblicato su Africa International, Aprile 2005.
Mamadou Jean Michel KOUROUMA
Detto Dudu.
par Voix Africaine
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