Lo scorso 17 agosto 2006, la polizia le ha indotte con la forza a sgombrare…
Malgrado tutto, Safiétou mantiene la serenità del suo sorriso, che stride con il dramma che sta avvenendo in questo ginnasio…
“ I giovani hanno incominciato a riunirsi, e le associazioni che ci sostenevano hanno raccomandato loro di coinvolgere anche le donne. Sono venuti a cercarmi, proprio me, cosa che mi ha molto stupita… Ho cosi scoperto in me una vocazione per il militantismo che occupava tutto il mio tempo. Avevo preso coscienza di molte cose.”
Tutte le donne espulse dal Cachan sono diventate attiviste per forza di cose.
“ Tutto ciò che abbiamo fatto di costruttivo, è stato fatto grazie alla solidarietà delle donne. Sono le donne che hanno resistito con i loro bambini al momento dell’espulsione”. Molte di loro, tavolta incinte, sono state ferite dalla polizia e ne portano ancora le conseguenze.
“ Rendo omaggio al coraggio di queste donne che lavorano e al contempo si occupano dei loro bambini in condizioni cosi difficili.”
Anche Safiétou, che è diabetica e insulino-dipendente, fa parte della schiera: ogni mattina alle 5 si reca al lavoro come se nulla fosse.
“Non so come riesco a resistere” si stupisce. Nel ginnasio, queste donne hanno preso in mano la situazione:
“Ci siamo organizzate per mantenere una certa igiene nei locali,… gruppi di donne tengono puliti i bagni, poi sono organizzati turni di baby-sitting e corsi di alfabetizzazione. All’inizio si cucinava nel cortile con grandi bombole di gas. Ma abbiamo dovuti smettere perché il sindaco pensava che non fosse molto prudente, oltretutto con la scuola appena dietro.”
Da allora è il Consiglio Generale della Provincia Val de marne che porta il pranzo e la cena. La colazione e gli spuntini sono organizzati da volontari di Cachan. Visto lo slancio di solidarietà, possiamo cominciare a sperare… le associazioni ci hanno sostenuto e condotti
Mai disperare!
Per tutte queste ragioni, la fede nel futuro non abbandona quasi mai gli espulsi di Cachan.
“Questo dramma ci ha uniti e restiamo ottimisti.”
Se per Safiétou non è il caso di parlare ora di un ritorno in SENEGAL, comunque lei resta convinta che l’avvenire degli africani sia nel loro continente.
“Questa situazione mi fa venire voglia di combattere; mi dico che ci sono molte cose da fare, come per esempio veicolare il messaggio seguente: gli africani sono poveri, ma persone di grande dignità. E importante che vengano prese iniziative sul campo per aiutare le persone a restare a casa loro.”
Fonte: Afrik.com
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