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Vendredi 9 novembre 2007
DIFFERENZE CULTURALI :
VANTAGGIO O SVANTAGGIO?
 Conferenza del Dr SYLLA TATI Ibrahim a Lugano, ottobre 2007

  DSCN3055.JPG
Buonasera a tutti
 
Mi è stato chiesto di intrattenervi, esponendo le mie impressioni sulla questione della diversità e dell’accettazione dell’altro.
 
E’ un problema vasto, molto difficile da affrontare.
 
E’ una realtà il fatto che suggestivamente, per non dire individualmente, nessuno si dichiara razzista, nessuno a priori rifiuta l’altro…almeno cosi crede…
 
Ricordo che nel periodo in cui svolgevo i miei studi di sociologia, sovente intervistavo le persone sull’argomento “Razzismo nelle Società Occidentali”.
 
Durante tutte le mie interviste, non ho mai incontrato nessuno che abbia ammesso di punto in bianco di essere razzista o di essere diffidente verso il diverso.
 
Ma di fronte alla domanda specifica, precisa e personale, ad esempio ad un padre, se sarebbe stato felice di sapere che la propria figlia ha deciso di sposare un negro!...
 
Ebbene, a questa domanda precisa tutti dimostravano una certa perplessità, e la risposta sovente era:
 
 
“Io sarei anche d’accordo che mia figlia sposasse uno diverso, ma il mondo in cui viviamo è quello che è, ed i miei futuri nipotini, e penso solo a loro, non sarebbero felici e avrebbero una vita piuttosto difficile.
 
Quindi la mia opposizione all’ipotesi di questo matrimonio avrebbe solo lo scopo di salvaguardare la felicità degli eventuali nipotini.”
  
E ancora…
 
Alla domanda se avendo un appartamento da affittare fosse, per gli intervistati, indifferente darlo in locazione ad un nero o ad un bianco europeo,
anche in questo caso la risposta si voleva “generosa”;
 
nel senso che considerato che l’ipotetico inquilino nero avrebbe senz’altro incontrato difficoltà nel farsi accettare dai vicini, come conseguente atto di “generosità” si sarebbe preferito non affittare ad un nero l’appartamento, qualunque fossero le sue capacità di sostenere economicamente l’impegno preso.
 
C’è ancora una domanda interessante, nell’ambito dell’analisi sociologica della società vista attraverso le sue espressioni linguistiche, che utilizzano spesso modi di dire che non trovano equivalenti nel caso opposto.
 
Mi spiego:
Alla domanda: 
“Perché si dice Negro, o Giornata Nera, o Lavorare come un Negro…?”
…Ci si accorge che non esistono espressioni verbali di questo tipo trattandosi del Bianco.
In effetti, il bianco è bianco senza altre aggiunte.
Quindi osservando dall’ottica dell’analisi sociologica, viene da pensare che tutto quello che è bianco nella cultura e nel subconscio occidentale è buono, bello e positivo,
invece tutto quello che è nero è negativo.
 
Cosi secondo la cultura occidentale un bianco può fieramente dire: “Ho un amico nero”. 
Questo è valorizzante.
 
Significa: “Io non sono razzista”.
 
D’altro canto l’amico nero invece non ha niente da dire, in quanto dichiarare “io ho un amico bianco” non significa nulla.
 
Questo ci indica che l’amico bianco ha il diritto di essere o no razzista, l’amico nero questo diritto malsano non ce l’ha.
 
Tutte queste sono riflessioni che lasciano intendere quanto l’argomento di cui discorriamo stasera, sia vasto.
 
Però per introdurre un discorso sulla tolleranza o intolleranza, vorrei soprattutto sottolineare che anche la tolleranza può avere delle connotazioni discriminatorie, insultanti e di disprezzo per tutto un popolo.
 
Prendo ad esempio un episodio verificatosi in questi giorni:
 
In Germania un giovane è stato arrestato per molestie sessuali, sequestro e incitamento allo stupro di gruppo, perpetuato nei confronti della sua ex convivente, “rea” di averlo tradito.
 
Per punizione le ha fatto subire tutte queste violenze orribili.
 
Ebbene il giudice ha sentenziato che, sebbene il Codice Penale Tedesco preveda una pena di minimo 10 anni per questo crimine, il più orribile che si possa commettere, in questo caso, considerate le origini Sarde del giovane, si potevano concedere le attenuanti.
 
Secondo questo giudice in Sardegna, si sa, le donne normalmente corrono questi rischi cioè subire violenze di questo tipo, dunque il giovane, cresciuto secondo questa cultura, dinanzi all’affronto al suo “onore”, non poteva comportarsi diversamente.
 
Quindi:
grazie alla generosità del condono culturale, la condanna si è ridotta a sei anni.
 
Io penso sinceramente che questo giudice germanico, non ha fatto niente altro che esprimere ad alta voce quello che molti germanici, (ignorando la vera cultura dei Turchi, dei Sardi, degli Africani, ecc), pensano…in silenzio.
 
Il giudice sostiene con questa sentenza, che una persona di cultura germanica non avrebbe mai potuto commettere un tale delitto, quindi essere Sardo per questo giovane, è un’attenuante, quindi si potrebbe anche dargli la condizionale…
 
Cosa si può dire, se non che questo giudice è un ignorante della vera cultura sarda, perché non sa che in Sardegna, in verità, vige il Matriarcato, in virtù della cultura primordiale tramandata spiritualmente…
 
Cultura forse non più praticata nelle relazioni amministrative, ma che è ancora esistente nel pensiero collettivo.
Questo giudice ignora che nel 1400 la Regina Eleonora introdusse in Sardegna la prima legge scritta a difesa delle donne; cosi era decretato che, in caso di stupro o violenza sulla donna, allo scellerato che avesse commesso il fatto, venisse tagliato a seconda della gravità del crimine, o un piede o una gamba, al fine di rendere visibile alla società la sua colpa.
 
Vedete che, analizzando i fatti odierni, ci rendiamo conto di quanto sia difficile il vivere insieme tra gli Esseri Umani…
 
A pari Dignità…pari Rispetto, mettendo insieme il meglio di noi stessi; per convivere, condividere affinché ognuno si prenda in carico, tale elemento fondamentale, costituente l’Umanità, nella consapevolezza che migliorando se stesso si migliora il mondo, o almeno lo si rende più vivibile.
 
Come vedete la tolleranza può esprimere un razzismo di fondo, come nel caso del giovane Sardo condannato a una pena minore che se fosse stato tedesco.
 
Si è compiuto un gesto insultante verso il popolo di appartenenza di questo criminale, perché di cultura diversa.
 
Ciò che mi ha sempre reso perplesso è il constatare che, in maniera sottile, ma molto diffusa in tutte le classi sociali, c’è un sentimento paternalistico, un senso di superiorità verso l’altro, il diverso.
 
Lo si accetta o lo si rifiuta.
In tutti i due casi non c’è innocenza, voglio dire l’impressione è sempre:
“Indovina chi viene a cena stasera?”
O il contrario:
“Per carità! Non portarlo a casa!”
Differenze culturali: vantaggio o svantaggio…?
 
A mio modesto parere, le differenze culturali sono un vantaggio per i popoli della nostra pianeta Terra.
 
Fu Léopold Sédar Senghor, primo Presidente della Repubblica del Senegal, ex membro dell’
”Académie Française”, diceva:
 
« Le Monde de demain ou bien sera Métisse ou ne sera pas ! »
 
Sarebbe una catastrofe, se non fossimo in grado di trarre il migliore di ogni cultura per una convivenza, una condivisione tra i popoli per la salvaguardia dell’Umanità stessa.
 
Mai nella storia dell’Umanità si sono verificate cosi tante possibilità messe a disposizione dell’Uomo per incontrare, dialogare e magari conoscere l’Altro…
 
…poter uscire dell’oscurantismo
delle paure,
delle “a priori”,
del sentimento che tutto ciò che è diverso, è negativo…
DSCN3058.JPG
 
 
 
 
Nel mio percorso di vita spirituale ho sempre cercato di ispirarmi dell’insegnamento di Mahatma Gandhi:
 
L’Umiltà, la Tolleranza, la Ricchezza Spirituale e Cultura che è nell’Altro , nel cosiddetto Diverso.
 
Mahatma Gandhi racconta:
 
“Durante la Guerra civile un suo amico a cui i Musulmani avevano ucciso il figlio di 8 anni gli chiese se la tolleranza, l’accettare l’Altro era possibile anche nel suo caso…
dicendo che al suo parere l’unico modo di essere degno di suo figlio era di vendicarlo…
 
Mahatma Gandhi gli rispose che l’unico modo di essere degno di suo figlio e di se stesso era di dire agli Indiani di confessione Indù di non applicare la logica “occhio per occhio, dente per dente,
quindi di andare nel quartiere musulmano per cercare un orfano a cui gli Indù avevano massacrato i genitori, raccoglierlo,
portarlo a casa per educarlo,
ma non da Indù, bensì da Musulmano…
 
“Ognuno di noi è unico e irripetibile”
 
Ma cosa facciamo di questa verità fondamentale…?
 
Ora aspetto le vostre domande..
 
Si, perché si potrebbe parlare per giorni e giorni, ma mi avvio alla conclusione cercando di essere ottimista,
con questo detto Tuareg,
nella mia ferma convinzione e speranza personale che le differenze culturali sono veramente un vantaggio per gli Esseri Umani,
 
ma è indispensabile il coraggio dell’Amore tra gli Esseri Umani:
 
 
“Quando nasce un vero incontro,
 
quando delle mani si sono strette con sincerità,
 
quando dei sorrisi autentici si sono scambiati,
 
allora si sente nel più profondo dell’Anima
 
che più niente può essere come prima,
 
perché quello che ieri era l’Altro,
 
è diventato, in questo istante,
 
tua Amica, tuo Amico,
 
è diventato un Altro Te Stesso,
 
e finalmente insieme nella Condivisione,
 
si diventa degli Esseri Umani”
 
 
 
Si care Amiche, cari Amici Miei, la differenza culturale è una ricchezza per l’Umanità.
 
 
Grazie della vostra pazienza e buona meditazione.
par Voix Africaine publié dans : Aspects économiques, sociaux, politiques
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