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Lundi 26 mars 2007
 
POESIA
PANORAMA DEL SAHEL
 
In una scuola di fortuna a doppio afflusso
Benché da tempi immemori di menticata
Cantano e contando danzano bambini
Con graffiti sui muri
Disegnano giorni gravidi di speranza
Giorni che guardano al futuro
Indicano e scrutano i cani rossi
E dicono senza indecisione alcuna
Che domani sarà tutto ma non miseria
Di lontano
Nel freddo che dà piaghe
Per giorni interi ad esse sole riservati
Le nostre madri risistemano le loro museruole
Soffrono in silenzio
Sostenendo con le mani la testa spettinata
Diciamocelo:
Non è per paura di rimostranze
Che le nostre madri tacciono. Oh, no!
E per disprezzo e per stanchezza
Che più non si lamentano
Le nostre adorate adorabili madri
Si sono affidate al Buon Dio
E nel raccoglimento del credente
Aspettano
Che l’erba cresca
Che si elevi perfetta
Per mattinate ricche di risa bambine
 E di quel sole ornato d’arcobaleno
Che le cartoline esaltano
Qui altrove, ovunque così
In questi luoghi e questi tempi in declino
In cui fame e guerra sono
Più facili, più evidenti
Di ogni cosa
Ahimé...
 
Elie Charles MOREAU
Le cahier des récitations, Ed LE NEGRE INTERNATIONAL
 
par Voix Africaine publié dans : Littérature/LITTERATURA
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Lundi 26 mars 2007
 
Tableau Sahélien
 
Dans une école à double flux et de fortune
Bien qu'oubliée de l'âge d'or
Des enfants chantent en dansant
D?autres font des graffitis sur les murs
Ils dessinent des jours gros d'espérance
Des jours au parfum de jonquille
Des jours qui parlent du futur
Indexent et dévisagent les chiens rouges
Et qui disent sans nuance aucune
Que demain sera de tout sauf de misère(s)
Au loin
Dans la froideur exulcérante                  
Des journées à elles seules réservées
Nos mères réajustent leurs muselières
Elles souffrent en silence
Leurs psaumes soutenant leurs têtes décoiffées
Qu'on se le dise:
Ce n'est pas peur et peur de remontrances
Que nos mères se taisent. Oh non!
C'est par mépris et lassitude
Qu'elles ne se lamentent plus
Nos mères adorées adorables
Elles s'en sont remises seulement au Bon Dieu
Et dans le recueillement du croyant
Elles attendent
Que l'herbe croisse
Et se lève sans écorchures
Pour des matins peuplés de rires d'enfants
Et ce soleil paré d'arc en ciel
Que les cartes postales vantent
Ici ailleurs partout!
En ces lieux et ce temps en déclive où
La faim la soif et la guerre sont
Plus faciles et plus évidentes
Que tout , Hélas!...
                                                       
 Elie Charles MOREAU
                                                                       
 Le Cahier des Récitations
 
                                              
 Ed LE NEGRE INTERNATIONAL
 
par Voix Africaine publié dans : Littérature/LITTERATURA
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Lundi 26 mars 2007
 
CONTRIBUTO: Diversità?...
Una questione di cultura(e)!
  
 
Asserire e controllare la diversità delle culture, più che un progetto, è un imperativo pressante. Il concetto di diversità contiene i valori della nostra civiltà, le nostre sensazioni e visioni di africani che vanno imposti in un mondo in cui nulla si dà o si accetta facilmente. Il nostro continente ha più che mai urgenza di unirsi e, ovviamente, ha bisogno di leaders che siano abbastanza accorti da rendere questa diversità un « emergenza ». Certo, l’Africa è una provincia del mondo, ma ha il dovere di non perdere la sua anima. Questa è una visione che moltissimi di noi potrebbero condividere con i Padri fondatori del Panafricanismo, e con quei contemporanei essenziali che sono e resteranno i vari Abdoulaye Wade, Obasanjo, Bouteflika, Tabo Mbéki,…
Chi, allora, potrebbe mai rimproverarci di volere e di dover convertire il NEPAD in viatico e pergamena? Gli attori culturali che siamo devono anche considerare di essere ormai parte integrante e impegnata di questo concetto; esprimere –ciascuno nell’ambito in cui eccelle– il fascino e la fierezza di essere (Pan)africano e contribuire a convertire in destino tutti i (grandi) cantieri che, di fronte ai posteri e alla storia, saranno i testimoni della fecondità, della nostra vita. Noi sentiamo e pensiamo che ci siano pericoli che minacciano, ogni giorno, la nostra cultura e la nostra civiltà, la creatività degli scrittori e degli artisti, la serenità degli imprenditori culturali; che questo non è dovuto solo a norme mercantili triviali, ma anche all’inaridimento, alla frammentazione, alla ristrettezza di vedute dell’uomo, alla sua chiusura mentale. Ora, oggi, e per sempre! Una nuova rinascita è possibile, ma deve essere effettuata ritornando alla fonte della nostra integrazione con l’altro.
Léopold Sedar Senghor e Abdoulaye Wade l’hanno ben capito e l’hanno scritto, rispettivamente in « l’apporto dell’uomo d’Africa » al mondo, e in « un destino per l’Africa ».
Tocca a noi, allora, farci loro soldati e volgarizzare le loro visioni! La rinascita dell’Africa di cui si parla e si parlerà ancora a lungo passa per il ritrovamento della nostra identità nazionale e per la difesa e l’illustrazione—realisticamente– della nostra panafricanità. Ciò, tuttavia, non potrà compiersi senza un’apertura alle culture asiatiche, amerindie e a tutte le culture del mondo che hanno ori tesori da offrirci.
Ogni essere umano, in ogni momento della sua esistenza, ha qualcosa da donare agli altri e altrettanto da ricevere. Ma servono intermediari per avvicinarli e riunirli; per creare coerenza fra i sentimenti e le parole che li esprimono e li determinano. Un tempo l’insegnante poteva essere anche « lo scrittore pubblico del villaggio », ma non veniva considerato come membro di una corporazione, bensì la figura di punta di una grande avventura, non solo comunitaria ma umanista: trasmettere dei saperi, inculcare valori e informare di stati di fatto. Oggi, la grande avventura è la richerca di un rispetto reciproco capace di obbligare ciascuno di noi (scrittore o artista) da quallunque latitudine provenga o a qualsiasi religione appartenga, di qualsiasi ideologia o « genere », a conversare alla pari; al dilà del piacere, il dovere di scambio con altri ci insegna ciòche nessun libro potrà mai contenere: come essere sensibile a chi non è me stesso?
Si dice che le leggi non funzionano se le mentalità non cambiano. Le leggi non possono cambiare le mentalità, neppure le tecnologie, per quanto innovatrici. Ma il dialogo sì! Senza dialogo, non c’è speranza che degli individui, diversi, arrivino a rispettarsi a vicenda. Solo quando l’uguaglianza è stabilita (nella vita privata) essa può essere estesa (alla vita pubblica). Così, il dialogo delle civiltà e delle culture è, più che mai, al centro stesso della vita. E questa evidenza che avrebbe reso indispensabile l’obbligo di una riunione fra Islam e Cristianità in Senegal anche se, nel nostro paese, questa non è né in’idea nuova né un pio proposito ma una realtà che dura da almeno mille anni. Promuovere la diversità culturale?
E se, come diceva nel 1995 il defunto Papa Giovanni Paolo II, si trattasse di costruire una vera « civiltà dell’Amore »?
Bisognerebbe allora, senza indugi, convertire il Senegal alla permanenza universale della confraternita umana!
 
Elie Charles MOREAU
Scrittore Editore
 
par Voix Africaine publié dans : Culture/ CULTURA
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Lundi 26 mars 2007
 
CONTRIBUTION: Diversité?...
Une question de Culture(s)!
 
Asseoir et contrôler la diversité des cultures, plus qu’un projet, est un pressant impératif. Elle contient nos valeurs de civilisations à protéger, nos sensations et visions d’Africains à imposer dans un monde où rien n’est ni aisément donné et/ou accepté. Et notre continent a, plus que jamais, urgence d’union et, forcément, de leaders qui soient assez tribuns pour le faire entrer réellement en « émergence ». Certes, l’Afrique est une province du monde mais elle a la charge d ene pas perdre son âme. C’est là, une vision que nous serions légions incomptables à partager avec les Pères– Fondateurs du panafricanisme et avec ces contemporains essentiels que sont et vont demeurer les Abdoulaye Wade, Obasanjo, Bouteflika, Tabo Mbéki, …
Qui, lors, nous reprocherait de vouloir et de devoir convertir le NEPAD en viatique et parchemin? Les acteurs culturels que nous sommes doivent aussi considérer, désormais, qu’ils sont parties intégrantes et prenantes de ce concept; exprimer –chacun en la filière où il excelle– la fascination et la fierté d’être (pan) africain et de contribuer à convertir en destin tous les (grands) chantiers qui, face à la postérité et face à l’histoire, témoigneront de la fécondité de notre vie. Nous sentons et pensons que des périls menacent, chaque jour, notre culture et la civilisation, la créativité des écrivains et des artistes, la sérénité des entrepreneurs culturels; que cela ne relève pas seulement de la trivialité et de normes mercantiles mais de l’assèchement, de la fragmentation, de l’étroitesse d’esprit de l’homme, voire de sa fermeture mentale. Or, aujourd’hui– et pour toujours! Une nouvelle re-naissance est possible qui doit s’effectuer par un retour aux sources qui intègre l’ouverture aux autres.
Senghor et Abdoulaye Wade l’ont bien compris et écrit, respectivement, dans « ce que l’homme noir apporte » au monde et dans « un destin pour l’Afrique ». Il nous reste, lors, à être des soldats debout pour vulgariser leurs visions! La renaissance de l’Afrique dont on parle et parlera encore un long temps, passe par le recouvrement de notre identité nationale et par la défense et l’illustration– réalistes– de notre panafricanité. Elle ne saurait, toutefois, s’accomplir sans une ouverture aux cultures asiatiques, amérindiennes et à toutes les cultures du monde qui ont, toutes, des ors et des trésors à nous offrir.
Tout Etre Humain, à tous les moments de son existence, a quelque chose à donner aux autres et autant à recevoir d’eux. Des intermédiaires sont nécessaires pour les rapprocher et les assembler; pour créer une cohérence entre les sentiments et vocables qui les signifient et déterminent. Du temps où l’instituteur était ou pouvait, aussi être « l’écrivain public du village »; on ne le considérait pas comme membre d’une corporation mais la figure de proue d’une grande aventure, non seulement communautaire mais humaniste: celle de transmettre des savoirs, d’inculquer des valeurs et d’informer d’états de faits. Aujourd’hui, la grande aventure est la quête et la requête d’un respect mutuel qui forcerait chacun de nous (écrivain ou artiste) de quelque latitude ou religion qu’il soit , de quelque idéologie ou de quelque « genre », à converser en égaux. Au-delà du plaisir, le devoir d’échanger avec les autres, (nous) apprend ce qu’aucun livre ne saura jamais (nous ) enseigner: comment être sensible à qui n’est pas moi?
Les lois, dit-on , ne sont pas efficaces tant que les mentalités n’ont pas changé. Les lois ne peuvent pas changer les mentalités, les technologies même nouvelles non plus. Mais le dialogue le peut!
Sans le dialogue, il n’est aucun espoir que des individus, différents, parviennent à se respecter mutuellement. C’est uniquement quand l’égalité est établie (dans la vie privée) qu’elle peut être étendue (à la vie publique). Ainsi, le dialogue des civilisations et des cultures est, plus que jamais, au cœur même de la vie. C’est une telle évidence qui aurait, probablement , présidé à l’impérieuse obligation d’un rendez-vous islamo-chrétien, au Sénégal, même si, dans notre pays, cela n’est ni une idée neuve ni un vœu pieux mais une réalité qui date et dure, depuis , au moins, mille ans.
Promouvoir la diversité culturelle?
Et si, comme le formulait en 1995 le défunt Pape Jean Paul 2, il n’était question que de bâtir une vraie « civilisation de l’Amour »? Il faudrait alors, sans retard, convertir le SENEGAL en permanence universelle de la confraternité humaine!
 
Elie Charles MOREAU
Ecrivain, Editeur
 
par Voix Africaine publié dans : Culture/ CULTURA
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Lundi 26 mars 2007
Donne africane che hanno lasciato
un segno
 
Wangari Maathai, premio Nobel per la pace
Wangari Maathai, 64 anni, sottosegretaria al Ministero dell’ambiente del Kenia e militante ecologista conosciuta anche con il nome di Wangari Muta, venerdi 8 ottobre 2004 a Oslo, ha ritirato il Premio Nobel per la Pace, per il suo contributo in favore dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace. E la prima donna nella storia dell’Africa ad essere stata insignita del prestigioso premio.
Ricordiamo che nel 2003 il premio era stato conferito alla militante iraniana Shirin Ebadi, nel 2001 al Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan, nel 1993 a Nelson Mandela e Frederik de Klerk.
 
Wangari Maathai è una biologa; è stata la prima donna dell’Africa Orientale a sostenere un dottorato e a dirigere un dipartimento dell’Università di Nairobi.
Come ecologista, è stata eletta al Parlamento Keniota nel dicembre 2002 e nel gennaio 2003 è diventata vice ministro all’ambiente, alle risorse naturalistiche e alla fauna selvaggia. Dal 1977 ha diretto il più grande progetto di rimboschimento dell’Africa, il «  Green Belt Movement », (Movimento della cintura verde): questa organizzazione ha lo scopo di promuovere la biodiversità, di creare al contempo posti di lavoro e dare alle donne una identità più forte in seno alla società.
Appassionata difensore dei diritti umani, negli anni 70 e 80 era stata tormentata, calunniata, imprigionata dal regime dittatoriale dell’ex presidente Daniel Arap Moi.
Wangari Maathai fa anche parte dell’organo di consultazione per le questioni del disarmo presso la segretaria generale delle Nazioni Unite. Ha ricevuto anche altri riconoscimenti internazionali tra cui un premio svedese, denominato « Premio Nobel Alternativo » per il suo contributo al « benessere dell’Umanità ».
«  L’ambiente e le sue risorse naturali sono un aspetto importante della pace perché se si distruggono le risorse di cui disponiamo, se le risorse diminuisco, ci batteremo per appropriarcene… Piantiamo i semi della pace ora per il futuro… Proteggendo l’ambiente, miglioriamo anche il modo di governare ».
 
Grazie all’azione del suo movimento contro la deforestazione, fattore di siccità e di povertà per le popolazioni locali , in Kenia sono stati piantati più di 30 milioni di alberi, e decine di migliaia di persone, fra cui molte donne, lavorano nei vivai. I suoi metodi hanno fatto scuola in Tanzania, Uganda, Malawi, Lesotho, Etiopia e in Zimbabwe.
 
Il Comitato del premio Nobel ha sottolineato che « il suo approcio globale allo sviluppo sostenibile abbraccia la democrazia, i diritti dell’uomo in generale, i diritti delle donne in particolare. Lei pensa a livello mondiale e agisce sul piano locale. La pace sulla terra dipende dalla nostra capacità di migliorare l’ambiente in cui viviamo. »
 
 
Amely James Koh Bela
Membro dell’ONG AIDE FEDERATION ONG, dotato di uno statuto consultativo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite. In questo quadro, ha effettuato un’inchiesta durata 12 anni sulla prostituzione africana in Occidente ed ha pubblicato un libro: La prostitution africaine en Occident: Vérités , mensonges, esclavage. La prostituzione africana in Occidente: verità, menzogne, schiavitù.  Vi si scopre la prostituzione familiare, il traffico di bambini, le pratiche di sesso estremo. La sua opera intende essere un campanello d’allarme contro le seduzioni dell’Occidente.
 
 
 
 
Coumba Toure
Coordonatrice del programma africano di vaccini contro l’AIDS. Questa signora malese è specializzata in virologia e in microbiologia ed è responsabile del coordinamento del programma africano di vaccinazioni contro il virus HIV/AIDS. Ha contribuito all’elaborazione di questo progetto di 7 anni con l’aiuto dell’OMS e del programma comune delle Nazioni Unite contro l’AIDS, (Onuaids). In effetti, dal giugno 2000, l’Africa è impegnata nella ricerca che la libererà dall’epidemia. E l’organizzazione mondiale della sanità e più precisamente il Programma africano di vaccini contro l’HIV:AIDS ad essere in prima linea in questa lotta.
  
Oumou Sy
Oumou Sy è una vera pioniera nell’ambito della Haute Couture. E’un autodidatta, che non ha mai imparato a leggere, ma che ha saputo creare, a Dakar, un atelier da stilista e di formazione alle arti e alle tecniche tradizionali e moderne dell’abito e degli accessori in Africa e in Occidente. E’lei che produce interamente le sue creazioni: dal tessuto ai gioielli, passando dal ricamo, dalla tintura e da molte altre tecniche ancora. Si è resa celebre collaborando regolarmente con il mondo dello spettacolo. Ha vestito i cantanti più famosi del Senegal, (Baba Maal, Youssou Ndour…), ha partecipato all’opera di grandi cineasti, (Djibril Diop, Sembene Ousmane, Idrissa Ouedraogo…). E ora è conosciuta nel mondo intero.
Il mio pensiero va anche a quelle migliaia di donne che, nell’ombra, operano in Africa per il benessere dei loro fratelli e delle loro sorelle, che mettono la loro vita a disposizione dei meno abbienti, sono donne di cui non conosceremo mai il nome, ma che quotidianamente portano il loro contributo alla costruzione di un’umanità migliore, la costruzione di uno sviluppo sostenibile in Africa.
 
Aisha
Fonti documentarie: www.africultures.com, www.afrik.com
 
 
 
par Voix Africaine publié dans : La voix des femmes/VOCE DELLE DONNE
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